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Il Time-out, questo sconosciuto

A ogni giocatore è concesso chiedere un time-out di 60 secondi una sola volta durante il proprio incontro ma sappiamo davvero quand’è giusto chiederlo?

Ecco alcune situazioni in cui può risultare – davvero! – utile chiamarlo (o NON chiamarlo). 

Quando ci si rende conto che si sta perdendo la concentrazione prima di un punto cruciale del match
E’ forse il momento più giusto per chiamarlo perché è lo strumento migliore per tornare concentrati.

Per pensare (o discutere con la panchina) la tattica da utilizzare in un punto cruciale del match.
Cosa da fare principalmente nel momento in cui si sta per servire. Consultarsi può essere utile per scegliere che tipo di servizio eIettuare e come proseguire – quindi – il gioco. 

Può essere, però, anche importante chiederlo nel momento in cui si sta per ricevere, quando si ha già idea di quale servizio eIettuerà l’avversario (e si potrà quindi pensare/discutere quale sia il modo migliore di rispondere a quel servizio).
Anche chiamare il time-out quando si sta vincendo in un incontro che si rivela essere punto-a- punto può risultare fondamentale (tipo sul 10-8 o sul 9-7) per concentrarsi ulteriormente o definire la tattica migliore per chiudere l’incontro. 

Quando si è dietro nel punteggio e nei set disputati 

Sotto già di 1-0, è importante chiamarlo nel corso del secondo set, se lo si sta perdendo, quando è chiaro che sotto di 2-0 non si avrebbero più chance. Oppure quando sotto di 2-0 si è nel corso di un terzo set punto-a-punto.
La cosa importante è non chiamarlo nel set quando si è già molto indietro nel punteggio, perché potrebbe risultare troppo tardi per trovare il modo di rientrare nel match. 

Questo time-out consente di ritrovare la concentrazione e rivedere la propria strategia.

Per far perdere la sicurezza o il ritmo all’avversario

Un time-out può risultare molto utile anche quando siamo in vantaggio, ma il nostro avversario ci sta riprendendo perché sta giocando bene e ha infilato una serie di punti a suo favore perché gli entra tutto. Prenderci un momento di pausa ci serve per recuperare la concentrazione e per farla perdere a lui.

Molto spesso si chiama il time-out quando la situazione è ormai disperata, vicino alla fine del match o quando si è talmente tanto indietro nel punteggio che rientrare in partita è praticamente impossibile
Se si sta perdendo sonoramente non bisogna aspettare che sia troppo tardi e il match sia quasi finito. In questa situazione chiamare il time-out non aiuta quasi mai, è molto meglio chiamarlo quando non si è ancora con l’acqua alla gola. 

Un ultimo consiglio: come detto, si può chiamare un solo time-out durante l’incontro, quindi, in caso ci sia una panchina pronta a sostenerci, se si riceve la chiamata di un time-out da parte di un nostro compagno e non lo si vuole (perché ci si sente concentrati, si sta giocando bene o si preferisce tenerlo per un’altra occasione di gioco) basterà rifiutarlo. 

Accordarsi con la panchina, prima del proprio incontro, sul comportamento che si potrebbe voler tenere in questi casi, può comunque evitare qualche incomprensione dovuta alla tensione del match… fidatevi.

Infine, ricordatevi che chi chiama il time-out gestisce il tempo. Infatti, è vero che il time-out non può durare più di un minuto, ma è il giocatore che lo ha chiamato che decide (all’interno del minuto) quando si ricomincia a giocare. Quindi, quando il giocatore che ha chiamato il time-out ritorna al tavolo, anche l’altro deve tornare.